Il ballo al Kremlino |
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Curzio Malaparte Il ballo al Kremlino Adelphi Edizioni, pagg.417, € 22,00
DAL TESTO – «La Semionowa, prima ballerina al Gran Teatro dell'Opera di Mosca, era una donna piuttosto piccola di statura, dai chiari occhi e freddi, dai capelli biondi e lucenti, pettinati all'indietro in modo stretto. Aveva ossa brevi e sottili, fragilissime, rivestite di una carne tenera e bianca. Le spalle nude e carnose, nella luce bianca delle lampade, apparivano di neve. Vestiva un abito... che rivelava l'ampia curva della schiena, e fasciava strettamente le anche, piuttosto carnose. Era un vestito, mi parve, di Lelong, di raso bianco cui ravvivava l'orlo inferiore un bordo turchino, sì che sembrava la toga bizantina. Aveva al collo un collier di perle rosee, e sui capelli un diadema alla maniera del kokocnik delle antiche boiarine, che dava al suo viso grassoccio, pallido, dai grandi occhi chiari e gelidi l'espressione che hanno certe teste di donna nelle antiche icone del Cimitero Ragojski, o dei Vecchi Credenti. Camminava appoggiata al braccio di Sir Edmond Ovey, reggendo con la mano sinistra il lembo della gonna, che copriva appena i due piccoli piedi famosi, per cui tutta Mosca delirava, stretti in due scarpette di raso bianco, opera egregia di *** a Parigi, del calzolaio della Pawlowa.» L’AUTORE – Personaggio complesso come solo l’intelligenza può essere e precursore della figura dell’“intellettuale d’intervento”, Curzio Malaparte nacque a Prato nel 1898, da padre tedesco e madre italiana. Uomo di gran gusto e di grandi passioni, soldato e scrittore di fama, scontò a lungo la reputazione di sfrenato avventuriero, coinvolto in un turbine di amori, duelli e scandali. Fascista, fu confinato da Balbo e liberato da Ciano. Comunista, fu protetto da Togliatti, nonostante lo sferzante giudizio di Gramsci. Inviato del «Corriere della Sera», collaboratore del «900» di Bontempelli e del «Selvaggio» di Maccari, condirettore della «Fiera letteraria», direttore de «La Stampa», autore di studi storico-politici (La rivolta dei santi maledetti, 1921, Tecnica del colpo di Stato, 1931), ha dato il meglio in libri di forte impianto narrativo, come Kaputt (1944), La pelle (1949), Maledetti toscani (1956). Negli anni ’50, a tutela dei vinti, si oppose alla classe politica dominante e a chi si era arricchito durante e dopo il conflitto. Morì a Roma nel 1957. INDICE DELL’OPERA – La società di Mosca, uno specchio scimmiottante della società europea, ma dominata dalla paura - I. Il principe nero - II.
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