Storia delle Italie dal 1734 al 1870 |
![]() |
![]() |
Ulderico Nisticò Storia delle Italie dal 1734 al 1870 Città del Sole Edizioni, pagg.208, € 14,00
DAL TESTO – “Che l'Italia si dovesse unire, era nella natura delle cose e nelle esigenze degli equilibri europei; che si unificasse come Regno costituzionale unitario, fu invece un frutto in parte imprevisto di circostanze internazionali e interne. Vinsero non chi "aveva ragione", e nemmeno i più forti, quanto i più disperati e più audaci e più decisi; gli avventurieri contro i ragionevoli; i tracotanti contro i misurati; il mito contro la riflessione. Si scontravano due modi di essere, quello impetuoso e fantastico dei patrioti e quello pacato e mite dei conservatori: il mito contro la moderazione, e questa era, com'è ovvio, perdente. Se, infatti, è molto probabile, direi sicuro che Francesco II di Borbone sia in Paradiso fin dal 1894 in cui morì e che il suo lontano cugino Vittorio Emanuele bruci dal 1878 all'Inferno per i suoi peccati e politici e personali, o, per l'infinita misericordia di Dio in un lunghissimo Purgatorio; ma su questa terra, è parimenti indubbio che questi fosse vincente ancor prima di combattere, e quello fosse nato sconfitto! Nel caso dei Borbone di Parma o dei Lorena di Toscana, come quelli stessi d'Austria, non si poteva fare affidamento neppure su troppo odore di incenso: tutt'altro! E dove di incenso ce n'era a iosa, a Roma, trionfava il principio evangelico che "Non chi grida Signore Signore entrerà nel regno dei cieli"! I miti e leggende sulla santità cattolica di Questo e bontà di Quello valgono, agli occhi dello storico, quando quelli della sacralità laica di Mazzini o dei miracoli di Garibaldi, cioè niente. Se dunque è indubbio che l'unificazione sia avvenuta a seguito di un piano internazionale liberale e dei contrastanti e concomitanti interessi francesi e inglesi d'intesa con i liberisti italiani, è parimenti vero che gli altri, i reazionari, si lasciarono sorprendere così impreparati e poco combattivi che è quasi necessario concludere che la loro sconfitta fosse una sorta di inevitabile conseguenza di una morbosa acquiescenza.” L’AUTORE – Ulderico Nisticò nasce a Catanzaro Sala e vive a Soverato. Ha insegnato nei Licei. Di formazione classicistica, si cura anche di storia sia generale sia nazionale sia calabrese, e la intende come narrazione di fatti. Ha pubblicato più libri storiografici, e tra questi: Il ritorno degli Eraclidi, 1978; La cultura della memoria, 1979; Storia delle Calabrie, 1984; Ascendant ad montes. La difesa passiva ed attiva della costa ionica in età bizantina, 1999; Prontuario oscurantista, 2000; Abele e Caino. Storie della guerra mondiale 1814-2001, 2002; Controstorie delle Calabrie, 2009; e le edizioni critiche di Grano, Fiore, Destito, Romano, Anania, Arturo; e scritti di storia cittadina. Ha pubblicato anche opere poetiche e di narrativa, tra le quali: Di Lalage e di Iole (Liriche), 1975; Sette novelle metafisiche, 1986; Il Giulivo, 2003; L'ospite, 2006; Resurrexit, 2009; Poliporto, La Leggenda di Eutimo e Caritea, 2010. Collabora a riviste, quotidiani e televisioni. INDICE DELL’OPERA - Dichiarazione dell'autore - Sinossi degli avvenimenti - Idee, ideologie, sogni e miti - Capitolo I. Antefatto - Capitolo II. Le invasioni giacobine (1789-1815) - Capitolo III. La riorganizzazione imperfetta - Capitolo IV. Liberismo e mercantilismo - Capitolo V. Colpi di mano - Capitolo VI. Altri colpi di mano - Capitolo VII. Epilogo - Glossario
|