Le dottrine costituzionali del partito politico |
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Massimiliano Gregorio Le dottrine costituzionali del partito politico Firenze University Press, pagg.124, € 14,90
DAL TESTO – “Ci pare piuttosto che la dottrina di scuola liberale abbia maturato, in coincidenza con l'affermarsi del fascismo, una convinzione certo illusoria ma non per questo insincera: la convinzione cioè che fosse ormai finito il tempo del pluralismo conflittuale. Che il leale esperimento della proporzionale, iniziato nel 1919, fosse ormai terminato, e che fosse terminato - secondo le previsioni - in maniera fallimentare. Nel 1922, insomma, la dottrina liberale si illuse per un brevissimo lasso di tempo che la lotta tra Rechtsstaat e Parteienstaat - che aveva dilaniato la nostra forma di governo - si fosse finalmente risolta a favore del primo. Era una conclusione non solo prevista, ma forse persino attesa da buona parte della nostra giuspubblicistica. E le poche voci discordanti, tra le quali vale la pena ricordare quella del solito Ambrosini, non ne scalfirono le convinzioni. Non valse cioè sostenere - come fece coerentemente con le sue precedenti posizioni il giurista agrigentino - che le dinamiche venutesi a creare in quegli anni nel Parlamento italiano, non fossero affatto il segnale di un indebolimento dell'autorità del governo, ma piuttosto le prime ancora incerte applicazioni di un principio costituzionale nuovo, quello del governo di coalizione, diverso dal precedente governo di gabinetto, che avrebbe dovuto trovare col tempo una più efficace armonizzazione con il sistema costituzionale statutario. Non valse perché più forte risultò la voglia di ritenere definitivamente tramontata l'effimera stagione dei partiti di massa. Contro la faziosità e gli egoismi dei quali si poteva allora finalmente tornare a battere la strada, familiare e teoricamente consolidata, dello statualismo, unico possibile garante dell'unità nazionale e della stabilità politica.” L’AUTORE – Massimiliano Gregorio è ricercatore in Storia del diritto medievale e moderno presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Firenze. Autore di diversi saggi di storia del diritto pubblico, i suoi interessi di ricerca si concentrano prevalentemente sulla storia del pensiero costituzionale italiano ed europeo tra Ottocento e Novecento. Tra le sue pubblicazioni: Partito e governo in Il contributo italiano alla storia del pensiero. Diritto (Istituto della Enciclopedia Italiana, 2012); Apologia breve dei non-orlandiani in Iuris Quidditas. Liber amicorum per Bernardo Santalucia (Edizioni Scientifiche, 2010); Public law between nineteenth and twentieh centuries: the epicentre of a cultural earthquake in Crossing legal cultures (Meidenbauer, 2009); Quale Costituzione? Le interpretazioni della giuspubblicistica nell'immediato dopoguerra in «Quaderni Fiorentini», XXXV (Giuffré, 2006). INDICE DELL’OPERA – Premessa - Capitolo 1. L'idea liberale di partito (1.1. L'idea di partito tra Settecento ed Ottocento. Le eredità culturali europee tra rifiuto e accettazione - 1.2. Il 'partito parlamentare': la costruzione del modello - 1.3. Il 'partito parlamentare' nella crisi di fine secolo - 1.4. Partito e Stato di diritto. La scuola giuridica nazionale - 1.5. Il partito visto dai giuristi non-orlandiani) - Capitolo 2. Il Novecento e la crisi del partito parlamentare (2.1. L'età giolittiana: l'illusione del pericolo scampato - 2.2. L'irrompere del pluralismo e la crisi dello Stato: l'assenza del partito nella riflessione dottrinale - 2.3. La proporzionale nel 1919: «saremo vivi domani?» - 2.4. Il regolamento parlamentare del 1920 e l'istituzionalizzazione del partito - 2.5. L'avvento del Parteienstaat in Europa: la riflessione weimariana - 2.6. La breve stagione di uno Stato di partiti a metà: l'Italia nel biennio 1920-1922 - 2.7. Il fascismo come restauratore del principio di unità?)
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