La madre |
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Maksim Gor’kij La madre Editori Internazionali Riuniti, pagg.459, € 22,00
DAL TESTO – “Così viveva anche Mikhail Vlasov, un fabbro irsuto, dall'aria cupa, con gli occhi piccoli, che scrutavano di sotto alle folte sopracciglia sospettosi, e con un sogghigno amaro. Era il miglior meccanico della fabbrica e il più forte del sobborgo, ma per le autorità aveva pochi riguardi e perciò guadagnava poco. Non c'era giorno di festa che non rompesse le ossa a qualcuno, e tutti lo temevano, lo odiavano. Avevano anche tentato di dargliele, ma non c'erano riusciti. Quando vedeva della gente farglisi innanzi minacciosa, Vlasov afferrava un sasso, un'asse, una stanga di ferro e, allargando le gambe, aspettava in silenzio i nemici. La sua faccia, ricoperta d'una peluria nera dagli occhi fino al collo, e le mani villose mettevano paura a tutti. Ma i suoi occhi seminavano il terrore: piccoli, penetranti, perforavano come trapani d'acciaio, e chiunque ne incontrava lo sguardo si sentiva dinanzi a una forza selvaggia, inaccessibile alla paura, pronta a colpire senza pietà.” L’AUTORE – Maksim Gor'kij, pseudonimo di Aleksej Maksimovic Peskov (Niznij Novgorod, 28 marzo 1868 - Mosca, 18 giugno 1936), è stato uno scrittore e drammaturgo russo. Di famiglia povera e orfano, in seguito alla morte della nonna, da cui aveva ereditato l'amore per la letteratura, viaggiò attraverso l'impero russo facendo i lavori più disparati. Questa esperienza diventò la materia dei suoi primi scritti. Nel 1902 Stanislavskij mise in scena a Mosca il suo dramma Bassifondi ispirato alla vita dei poveri vagabondi. Si avvicinò agli ambienti rivoluzionari, pubblicando racconti di carattere sociale. Coinvolto nei moti del 1905, fu arrestato e indotto all'esilio. Nel 1906 venne pubblicato il suo capolavoro, La madre, da cui nel 1926 il regista sovietico Pudovkin trasse il suo omonimo film d'esordio. Emigrato in Italia, trascorse diversi anni a Capri, ospitò Lenin e organizzò una scuola di propaganda marxista. Fece definitivamente ritorno in Unione sovietica nel 1931, dove si dedicò all'educazione di nuovi scrittori. Tuttora è considerato uno dei più grandi cantori della rivoluzione proletaria, di cui descrisse con finezza le passioni e le speranze.
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