La scimmia armata Stampa E-mail

Peter Turchin

La scimmia armata
L'arte della guerra e l'evoluzione della società


Utet, pagg.301, € 22,00

 

turchin scimmia  Nel 2010, Peter Turchin (professore di biologia evolutiva e antropologia all'Università del Connecticut) aveva utilizzato la sua esperienza matematica per predire che il 2020 sarebbe stato un anno di intense tensioni sociopolitiche. A dieci anni di distanza, la sua precisione nei prognostici ha fatto sì che la sua fama si espandesse a livello globale. Tuttavia, la controversia rimane per quanto riguarda l'effettiva possibilità di predire il comportamento umano attraverso la matematica. In questo studio scientifico, Turchin espone i suoi metodi e i risultati ottenuti da decenni di ricerca.

  Aristotele affermava che l'uomo è un animale sociale, e questa sua natura si è evoluta in modo sorprendente negli ultimi diecimila anni. Questa evoluzione è stata ulteriormente alimentata dal nostro eccezionale talento per la collaborazione, una caratteristica che ci distingue nettamente dalle altre specie animali altamente collaborative come formiche, api e termiti.

  Tuttavia, nel pensiero di Eraclito si rivela una diversa prospettiva, in quanto egli sostenne un secolo prima che la guerra rappresentasse la vera essenza dell'umanità. E la storia dell'uomo è stata effettivamente segnata da innumerevoli episodi di violenza, conflitti e persino genocidi. In teoria, tali tendenze non avrebbero dovuto favorire la sopravvivenza dell'umanità, ma sono state proprio le battaglie e la competizione tra gruppi sempre più ampi e organizzati a contribuire al consolidamento dello spirito di uguaglianza e alla formazione del nostro instancabile potere di collaborazione.

  Secondo le modellizzazioni matematiche di Peter Turchin, il conflitto ha rappresentato il vero motore dell'ultrasocialità umana. Questa dinamica ha comportato, paradossalmente, la fulgida affermazione della cooperazione, aumentando in modo proporzionale la complessità delle strutture socio-politiche delle comunità umane. Mentre i conflitti spingevano via via i limiti dei gruppi in competizione, la collaborazione creava efficaci strutture sociali che favorivano la condivisione e il coordinamento delle risorse, garantendo una maggiore adattabilità nei confronti dell'ambiente esterno e una migliore protezione dall'eventuale espansione di altre comunità in competizione.

  Turchin sostiene che le guerre sono una parte cruciale della nostra evoluzione culturale come specie umana, che ci ha portato a una maggiore cooperazione e all'ultrasocialità. La "creatività distruttiva" ci ha permesso di abbandonare ciò che non funziona e di abbracciare soluzioni nuove e migliori. Tuttavia, gran parte del nostro lavoro quotidiano serve ad aiutare estranei e società complesse, il che rende la cooperazione con sconosciuti la forza trainante della nostra evoluzione culturale.

  Insieme con il suo gruppo di ricerca, l'Autore ha sviluppato uno strumento per analizzare la storia umana basato sui dati. La sua ricerca si concentra sui modelli che hanno permesso alla cultura umana di evolversi nel tempo, in particolare sulla guerra come espressione massima della competitività umana che favorisce la cooperazione all'interno dei gruppi. La guerra, insieme all'organizzazione militare, è stata incorporata nella vita sociale e ha portato all'integrazione della violenza pacifica all'interno della società e all'aumento della violenza bellica al di fuori dei confini del villaggio. Turchin sostiene che la capacità umana di praticare la guerra e la violenza ha influenzato la storia umana in modo non lineare ma condizionato dalle capacità offensive raggiunte. Oggi, la popolazione di un paese aggressore può sterminare altri gruppi umani a migliaia di chilometri di distanza senza che la popolazione del paese aggressore se ne accorga.

  Secondo Turchin, le armi hanno permesso di consolidare la posizione umana come specie capace di attaccare i predatori e di stabilire criteri di egualitarismo nelle comunità. Le donne arciere sono state particolarmente importanti nell'utilizzo delle armi e nell'affrontare i prepotenti con la violenza collettiva. Inoltre, la capacità di violenza ha permesso alle donne di allontanare gli uomini dal villaggio per proteggere i più piccoli. La guerra è stata un'invenzione femminile che ha spinto il raggio della violenza lontano dal perimetro del villaggio, incoraggiandone invece l'uso verso altri gruppi. Turchin conferma l'ipotesi Kurgan dell'archeologa Marija Gimbutas, che sostiene che l'invasione violenta di popoli di pastori nomadi provenienti dalle steppe dell'Eurasia fu uno dei fattori che portarono alla vittoria del sistema organizzativo patriarcale sulle società precedenti dell'Europa Antica.

  Gimbutas sostiene che una civiltà violentemente androcentrica sconfisse e sostituì una cultura generalmente ginofila, caratterizzata da una condizione non subordinata delle donne. Questa ipotesi è stata confermata da prove riguardanti il DNA e la linguistica, e dagli studi di Turchin che dimostrano come questa civiltà riuscì a instaurare il proprio dominio grazie alla superiorità tecnologica e alla capacità di cooperazione sociale in tempo di guerra. Tuttavia, le società attraversate da nepotismo e clientelismo si mostrano meno coese e sono meno in grado di adoperare il metodo della "distruzione creativa" necessario per affrontare le sfide. Turchin auspica che la capacità di cooperazione su scala mondiale possa portare all'abolizione della guerra e gestire la pace in modo attivo. Per convincere ogni persona a fare la propria parte nella cooperazione sociale, è necessario ridistribuire meglio i benefici all'interno della società.