La terra inumana Stampa E-mail

Józef Czapski

La terra inumana

Adelphi Edizioni, pagg.459, € 26,00

 

czapki inumana  Nato a Praga, città dell'ex Impero austro-ungarico, Józef Czapski proveniva da una famiglia di antica nobiltà polacca e tedesca e visse la maggior parte della sua infanzia nel maniero di famiglia a Przyłuki, un villaggio vicino a Międzyrzec Podlaski come parte dell'Impero russo dell'epoca. Si laureò alla facoltà di giurisprudenza a San Pietroburgo nel 1917 e assistette alla rivoluzione russa. Nel 1918, entrò all'Accademia di belle arti di Varsavia ma, nel 1920, lasciò l'accademia per unirsi all'esercito polacco durante la guerra sovietico-polacca. In Russia, raggiunse San Pietroburgo dove conobbe diverse personalità intellettuali del tempo e scoprì che gli ufficiali polacchi fatti prigionieri dai bolscevichi, erano stati giustiziati. Czapski rinunciò alle sue idee pacifiste e fu impiegato come sottufficiale sui fronti della guerra sovietico-polacca, guadagnando l'Ordine Virtuti militari polacco.

  Nel 1921, Czapski si iscrisse all'Accademia di belle arti di Cracovia e nel 1924 si stabilì a Parigi, dove si dedicò principalmente alla pittura e pubblicò saggi su arte, letteratura e filosofia. Tornò in Polonia nel 1932 e si unì all'esercito polacco in difesa del proprio paese contro l'invasione nazista, ma cadde prigioniero dei sovietici nell'autunno del 1939 e venne deportato in un gulag di Grjazovec dove tenne delle conferenze su Proust agli altri prigionieri. Dopo la firma dell'accordo Sikorski-Majskij, si unì al II Corpo polacco del generale Anders e in seguito fu incaricato di indagare sulla scomparsa dei polacchi che erano stati prigionieri dell'NKVD e successivamente massacrati. Nel 1946, si trasferì in Francia dove fondò l'Instytut Literacki e contribuì alla rivista Kultura; le sue opere letterarie e artistiche furono rese disponibili in Polonia solo dopo il 1989.

  Il 14 agosto del 1941, prima che passassero neanche due mesi dall'inizio dell'aggressione tedesca nei confronti dell'Unione Sovietica e proprio due anni dopo la firma del patto Molotov-Ribbentrop che prevedeva la spartizione della Polonia, Stalin e Sikorski, preoccupati dalla minaccia tedesca, siglarono un accordo militare che prevedeva la costituzione di un'armata polacca in territorio sovietico in cui i soldati sarebbero stati prigionieri precedentemente e successivamente deportati.

  Józef Czapski, ex-ufficiale dell'esercito polacco e internato prima a Starobel'sk e poi a Grjazovec per "ventitré mesi dietro il filo spinato", venne liberato a inizio settembre insieme ai suoi commilitoni, dando inizio alla sua odissea attraverso l'intera Unione Sovietica, e di conseguenza, attraverso gli eventi più estremi del secolo scorso. Gli venne infatti affidato l'incarico di indagare sui quindicimila prigionieri polacchi che sembravano scomparsi nel nulla, e che vennero ritrovati in parte nel 1943 nelle fosse comuni di Katyn'. La sua esperienza è raccontata in questo testo in presa diretta e viene descritta in ogni dettaglio - spesso sconvolgente: dall'esodo in condizioni disumane di militari e civili, alla testimonianze atroci dei reduci dai campi, dall'incontro con il capo della Direzione centrale dei lager, "padrone della vita e della morte di qualcosa come venti milioni di persone", ai contatti con le popolazioni. Tutto ciò che Czapski vive diventa anche "una lenta, quotidiana iniziazione all'immensità della miseria umana".

  Si legge nel testo: "Un'intera giornata di attesa. Dico addio a questo pezzo di terra dove ho trascorso un anno: alle nostre baracche di legno; al grande convento dai muri spessi ingombro di brande; alle rovine della chiesetta ortodossa del Seicento annessa al convento, fatta saltare in aria dai bolscevichi; al piccolo stagno in cui lavavamo la nostra biancheria; e al boschetto di betulle, pioppi argentati e acacie, dove, tra antiche pietre sepolcrali con iscrizioni in cirillico, si svolgevano i nostri dibattiti e le nostre conferenze, cui partecipava sempre un gruppetto di allievi ufficiali tra i più vivaci e tosti (quanti di loro, come il lanciatore di disco Fiedoruk o il violinista Chakiel, di Vilna, avrebbero poi perso la vita nella campagna d'Italia!). In quel boschetto incontravamo anche, al mattino, il mercante di legname Kleinemann, un vecchio ebreo benvoluto e rispettato da tutti (non si sa perché lo avessero deportato e messo fra i prigionieri di guerra), che avvolto in un taled bianco e nero recitava le sue preghiere. E sempre lì passeggiava per ore, con il rosario in mano, anche il nostro caro e saggio amico don Kantak".