Stefano Trovato
Un antieroe dai molti volti Giuliano l'Apostata nel Medioevo bizantino
Forum Editrice, pagg.532, € 32,00
Giuliano Imperatore, conosciuto anche come Giuliano l'Apostata, fu il ventiquattresimo imperatore romano, regnante dal 361 al 363 d.C. Era il nipote dell'imperatore Costantino il Grande e il figlio di Costanzo II. Nato nel 331 a Costantinopoli, Giuliano trascorse gran parte della sua vita sotto l'influenza della religione cristiana. Tuttavia, durante il suo soggiorno ad Atene per studiare filosofia, sviluppò un interesse per il paganesimo e abbracciò la religione dei suoi antenati. Dopo la morte di Costanzo II nel 361, Giuliano venne scelto come successore e cominciò a promuovere il ritorno al paganesimo, tentando anche di limitare il potere politico dei cristiani che riteneva un ostacolo alla restaurazione della religione pagana. Scrisse diversi trattati filosofici e religiosi, sostenendo la necessità di un ritorno alle antiche tradizioni greco-romane.
Giuliano si distinse anche come abile comandante militare. Condusse una campagna contro gli alleati germanici degli imperatori romani dell'Oriente, riuscendo a sconfiggerli. Inoltre, cercò di rafforzare le frontiere dell'impero, costruendo nuove fortificazioni e organizzando esercitazioni militari.
Tuttavia, il regno di Giuliano fu interrotto bruscamente a causa della sua morte prematura durante una campagna contro i Persiani nel 363. La morte di Giuliano pose fine al suo tentativo di restaurare il paganesimo come religione dell'impero romano, e il cristianesimo rimase la religione dominante fino alla fine dell'impero romano d'Occidente.
Giuliano Imperatore è stato quindi un personaggio controverso, apprezzato per la sua cultura filosofica, ma anche criticato per la repressione dei cristiani e la sua politica militare aggressiva contro gli alleati germanici.
Il volume di Stefano Trovato (laureato in Lettere all'Università di Padova e Biblioteconomia all'Università Ca' Foscari di Venezia, bibliotecario presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia) analizza la figura di Giuliano nel Medioevo bizantino.
Questa figura dal multiforme aspetto è stata percepita in maniera differente nella civiltà bizantina, come descritto in dettaglio nel volume che esamina la sua complessità. In particolare, viene esaminato il Giuliano dell'agiografia, una figura spesso dipinta in maniera fantasiosa come un violento e crudele persecutore. Tuttavia, il Giuliano della cronachistica e della letteratura bizantina viene analizzato per comprendere come la figura dell'Apostata sia stata rappresentata da cronisti e letterati di varie epoche e inclinazioni. Tra questi spicca l'ambiguo giudizio di Michele Psello, che contemporaneamente lo condanna e lo elogia. L'opera costituisce quindi una panoramica completa della figura di Giuliano e del suo ruolo storico, con particolare attenzione alle sfumature della sua rappresentazione nella letteratura bizantina.
"Dalla sua morte (nel giugno 363) fino al 1453 – spiega l'Autore - i sovrani di Costantinopoli furono imperatori cristiani ed egli fu l'Apostata. Riuscì però in un altro aspetto della sua attività, quella di scrittore. Le sue opere, infatti, furono trascritte per generazioni a Bisanzio, per essere infine portate in Europa occidentale dai dotti greci del Rinascimento.
"Questa ambiguità bizantina verso Giuliano è comprensibile. Secondo la nota definizione di Ostrogorski, Bisanzio era una civiltà basata sulla struttura statale romana, sulla eredità culturale greca e sulla religione cristiana. La figura di Giuliano, legittimo imperatore romano, autore della letteratura greca e nemico del cristianesimo, sembra concepita per suscitare reazioni contrastanti (apprezzamento per la sua attività di imperatore, interesse per le sue opere letterarie, condanna per la sua apostasia) nel millennio bizantino".
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