Ho ucciso il re Stampa E-mail

Maurizio Centi

Ho ucciso il re
Storia di Gaetano Bresci


Ortica Editrice, pagg.118, € 11,00

 

centi ucciso  La storia di Gaetano Bresci, l'anarchico pratese che divenne regicida il 29 luglio del 1900, non è soltanto un atto di terrorismo o una deviazione dal normale corso degli eventi come spesso viene etichettata nei libri di storia. Dietro questa vicenda si cela una storia di vita e valori, che viene ricostruita con grande maestria nel romanzo di Maurizio Centi, "Ho ucciso il re", pubblicato nel 2019 dalla casa editrice Ortica.

  Bresci, che era rimasto grandemente impressionato dalla notizia della dura repressione delle proteste popolari del 1898 a Milano, ordinate dal cosiddetto "Re mitraglia", maturò la sua decisione di uccidere Umberto I dopo quella che fu per lui la fatidica goccia che fece traboccare il vaso. Il romanzo di Centi ci restituisce vividamente la personalità estrosa e ammaliante di Bresci, nonché la sincerità della sua lotta per la libertà e per il "diritto all'esistenza", il nome del gruppo di anarchici riuniti a Paterson, New Jersey, al quale apparteneva.

  In fuga dalla povertà che viveva in Italia, Bresci si era trasferito negli Stati Uniti dove aveva trovato lavoro in una fabbrica manifatturiera di Paterson e aveva messo su famiglia. Tuttavia, fermamente convinto che il suo gesto avrebbe cambiato le sorti dell'Italia, era tornato in patria per andare incontro al suo destino.

  Centi ricostruisce gli eventi che portarono Bresci all'uccisione del Re con maestria, accompagnandoci in un viaggio emozionante attraverso la storia, la cultura e la politica dell'Italia dell'epoca. Il libro è scritto con uno stile coinvolgente e scorrevole, e il finale, pur prendendosi alcune libertà, è molto emozionante e coinvolgente.

  "Ho ucciso il re" è un libro importante che rievoca un passato in cui la passione al prezzo della vita era ancora presente, e che ci appare come lontano e distante rispetto ai nostri giorni caratterizzati da indolenza e rassegnazione. Una lettura assolutamente stimolante.

  "Affascinato dalla bella figura del regicida – scrive, nella Prefazione – Massimo Ortalli -, e consapevole della necessità del ricordo, Maurizio Centi, in questa sua nuova opera letteraria, ha inteso rendere un tributo alla memoria di Bresci e al suo gesto, ricostruendo con trasporto, in una sorta di accurata e al tempo stesso libera sceneggiatura, il senso di quelle vicende. C'è felicemente tutto, infatti, in queste belle pagine, c'è la puntuale analisi storica evidenziata dalle numerose letture come l'immedesimazione, propria della libertà dell'autore, con il soggetto della propria narrazione, c'è il giudizio pacato e distaccato, come deve essere per una storia che ha più di cento anni, come un profondo affetto, tanto evidente quanto inevitabile, per questo uomo libero, amante della libertà e della giustizia, che ha contribuito a cambiare la storia del nostro Paese. E al quale, nonostante l'evidente "illegalità" del gesto, va anche quella stessa ammirazione che Centi, sapientemente, ha saputo distribuire a piene mani".