Paolo Villaggio
Le lettere di Fantozzi
Rogas Edizioni, pagg.128, € 14,70
Questo libro raccoglie una serie di lettere scritte dal ragionier Ugo Fantozzi al direttore di un quotidiano romano, proponendosi come uno spunto di riflessione sull'Italia degli anni Settanta e sull'incredibile persistenza della figura di Fantozzi, la quale ha finito per incarnare le disavventure di una generazione in cerca di riscatto in un contesto sociale e politico in continua evoluzione.
La premessa autoironica di Paolo Villaggio sulla genesi dell'opera – una serie di pezzi scritti su sollecitazione di un quotidiano romano – è, seppur umile, fuorviante. La modestia con cui l'autore si esprime nella prefazione, definendo i suoi contributi come "stentati pezzulli", non rende giustizia alla profondità sottesa a questi scritti. Ben lontano dall'essere semplici e trascurabili "pezzi" giornalistici, le lettere di Fantozzi si rivelano un affresco impietoso della realtà politica, sociale e culturale del periodo, attraverso la lente distorta e ironica del protagonista, simbolo di un'Italia che non riusciva a sfuggire alla propria miseria esistenziale.
Le lettere, che coprono una vasta gamma di temi – dalle stragi politiche alla contestazione studentesca, dal femminismo ai dibattiti sul divorzio – fungono da testimonianza di un'epoca particolarmente turbolenta, non solo per la drammatica intensità dei suoi eventi, ma anche per le contraddizioni che questi sollevavano. La scelta di Villaggio di affidare al suo personaggio un punto di vista tragicomico si rivela geniale: Fantozzi, con il suo linguaggio goffo e l'atteggiamento vittimistico, diventa la voce di una nazione in crisi, in preda a conflitti ideologici e sociali che spesso sfociavano nella violenza e nell'incertezza.
In particolare, le lettere si distinguono per la loro capacità di cristallizzare il disorientamento e la rassegnazione di un'Italia che, purtroppo, si riflette ancora oggi in certi stereotipi collettivi. Fantozzi è un uomo "normale", che non è in grado di sottrarsi alle logiche di un sistema che lo schiaccia e lo costringe a subire le ingiustizie e le assurdità della sua condizione. Le sue osservazioni, infatti, non sono mai semplici battute o frecciate satiriche, ma piuttosto intuizioni amare e talvolta acide su un contesto che appare irrimediabilmente corrotta e incapace di rinnovarsi. Attraverso la figura di Fantozzi, Villaggio fa emergere le frustrazioni di un'intera generazione di italiani, e lo fa con uno stile che, pur restando ancorato all'ironia, non può fare a meno di suscitare una riflessione più profonda.
Ogni lettera è, in effetti, una finestra sulle problematiche dell'Italia degli anni Settanta, un decennio segnato dalla lotta politica e sociale. In esse, il lettore percepisce un'oscillazione continua tra l'umorismo più sferzante e una tristezza che nasce dalla consapevolezza dell'impossibilità di cambiare le cose. Villaggio sa come innescare questo contrasto in maniera sottile, mai forzata, affidando a Fantozzi il compito di esprimere il suo malessere attraverso una scrittura che, pur nella sua apparente superficialità, non manca mai di ferire.
Un altro aspetto da sottolineare è la capacità di Villaggio di rendere Fantozzi un osservatore acuto dei fenomeni sociali e politici, anche quando questi sembrano lontani dalla sua esperienza quotidiana. Per esempio, Fantozzi non può fare a meno di commentare, con un linguaggio quasi sempre disarmato e ingenuo, la forza dei movimenti di protesta, malgrado il suo essere estraneo alla loro ideologia. Nonostante le sue critiche, Fantozzi è, in fondo, una vittima di quei cambiamenti di cui lui stesso si fa veicolo di risentimento. Tale posizione lo rende paradossalmente rappresentativo di una parte della popolazione che, pur distante dalla politica, ne subisce comunque le conseguenze.
Per quanto riguarda il valore letterario e stilistico del libro, la scrittura di Villaggio è intelligente e sarcastica, capace di ridurre a parodia i più gravi eventi storici senza mai scivolare nell'irriverenza gratuita. Il linguaggio di Fantozzi è volutamente goffo, spesso dislessico, come se il ragionier Ugo fosse consapevole dei suoi limiti e, proprio per questo, non riesca a percepire la grandezza del contesto storico che lo circonda. L'efficacia del libro risiede proprio nel fatto che Villaggio riesce a farsi interprete di un sentimento comune, quello di una folla di lavoratori, cittadini e uomini comuni, disillusi e impotenti.
Le lettere di Fantozzi rappresentano, quindi, non solo un'espressione della genialità di Paolo Villaggio come scrittore e creatore di personaggi, ma anche un prezioso documento storico che permette di entrare in sintonia con le ansie, le paure e le speranze di un'epoca che, per quanto distante nel tempo, sembra non aver perso la sua rilevanza. Le sue lettere non sono solo la voce di un personaggio comico, ma un'invocazione a guardare l'Italia degli anni Settanta con gli occhi di chi non ha mai smesso di sentirsi inadeguato, ma che, in fondo, non ha mai smesso di lottare per un posto in un mondo che non gli è mai stato davvero amico.
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